

124. Dall'antifascismo all'anticomunismo.

Da: A. De Gasperi, in P. G. Zunino, Gli scritti politici di Alcide
De Gasperi, Feltrinelli, Milano, 1979.

Riportiamo alcuni passi del discorso pronunciato da Alcide De
Gasperi nell'agosto del 1951, quando present al senato il governo
composto da democrazia cristiana e partito repubblicano, che
ottenne la maggioranza con l'astensione dei liberali e dei
socialdemocratici. Era questo il terzo governo centrista,
espressione della coalizione fra DC, PLI, PRI e PSDI, formatasi
dopo le elezioni del 1948, che avevano segnato la fine della
collaborazione fra tutte le forze politiche antifasciste.
Rispondendo alle critiche di coloro che gli attribuiscono due
anime, quella del vecchio e provato democratico e quella del
reazionario, lo statista trentino rivendica la coerenza di tutte
le scelte politiche operate fin dai tempi del fascismo ed afferma
di essere anticomunista per lo stesso motivo per cui era stato
antifascista, ossia non per odio verso nessuno, ma per amore del
regime liberale, democratico.


Onorevoli senatori [alcuni affermano che] nel mio spirito, nel mio
petto, alberghino due anime in contrasto, l'una del vecchio e
provato democratico, l'altra del reazionario. Io appartengo a
una generazione di cattolici, che ha preso posizione netta nel
tormentoso problema dell'autorit e della libert ed  per
convinzione, per maturazione, che ho accentuato in tutta la vita
pi il programma della libert che quello dell'autorit. Ma poi
l'esperienza mi ha confermato in questo atteggiamento; ho visto,
perch tale fu il mio destino, diversi regimi: nessun regime 
perfetto, ma il democratico e il parlamentare  di gran lunga il
meno peggio,  quello che pi si presta a essere perfettibile e
correggibile. Invece il regime totalitario, lo stato-partito,  la
morte della libert e della persona umana. Naturalmente questa
conclusione presuppone un concetto non statalista ma pluralista
della societ, il concetto cio, che vi siano al di fuori dello
stato, accanto allo stato, delle forze sociali, delle forze
religiose, culturali, sindacali e operaie; forze e categorie le
quali agiscono entro un proprio campo di azione e possono agire e
possono svilupparsi solo se possono lavorare all'ombra della
libert politica, libert che appunto vuole dire partecipazione
del popolo alla direzione del governo.
Mi pare di essere stato, partendo da questo punto di vista, sempre
coerente di fronte al fascismo e di fronte alle tendenze attuali
della politica. Messi dinanzi al fatto compiuto, tentammo di
inserire anche il fascismo nella tradizione parlamentare: [...]
quando avemmo la sensazione che non era possibile ottenere lo
scopo prefissoci, che non era possibile salvaguardare la libert
della collaborazione, rompemmo allora questa collaborazione. Fummo
di questa tendenza quando lavoravamo sull'Aventino, assieme ai
colleghi che qui ricordo e vedo ancora. Lavorammo superando tutti
i contrasti storici che c'erano stati nella evoluzione italiana.
[...].
Ricordo ancora, con commozione, le discussioni lunghissime che
abbiamo fatto nelle sedute dell'Aventino, di quell'Aventino che ha
avuto una grande importanza. Si  detto che, dal punto di vista
della tattica parlamentare, sia stato un errore: no lo so e non
voglio giudicare, ma  certo che l'Aventino fu uno sforzo di
conciliazione, di superamento e di salvataggio della libert, che
ha reso possibile quella Repubblica che  venuta poi.
Anche allora mi sentii antifascista non per odio al fascismo ma
per amore della democrazia. Facemmo poi, nei comitati di
liberazione, opera di equilibrio, di libert per tutti. [...].
Non c' alcuna differenza fra l'atteggiamento che io ho tenuto
durante il comitato di liberazione e quello che tengo oggi, c'
soltanto questa differenza: che allora avevamo tutti la sensazione
e la speranza che, attraverso i dolori della guerra, il martirio
comune, non ci fosse pi necessit di preoccuparsi della libert
democratica e del regime parlamentare.
E abbiamo creduto di fare questa politica di concentrazione e di
coalizione anche con il comunismo, bench del comunismo
conoscessimo bene le origini, l'azione, i precedenti in altri
paesi. Tuttavia la speranza che la grande guerra mondiale avesse
rifuso nel crogiuolo dell'umanit gli spiriti e li avesse portati
alla necessit di uno sforzo comune per rinnovarsi nella libert
ci anim anche in questo primo tentativo.
Di poi fummo anticomunisti. E ora ci si dice: ecco l'errore
fondamentale, l'anticomunismo. Ebbene, anche qui io dico: non
siamo stati n siamo anticomunisti contro il comunismo, siamo
anticomunisti non per odio verso nessuno, ma per amore del regime
liberale, democratico. Volete credere che sia un eccesso di
preoccupazione? Ammettiamo pure che dal vostro punto di vista si
possa credere cos, ma dovrete ammettere voi stessi che questa 
la preoccupazione fondamentale, questo  il senso della mia
politica, se mi permettete di esprimermi cos dal momento che 
stato fatto il caso personale. I comunisti vollero invece la
trasformazione del regime parlamentare che consiste evidentemente
nel contrappeso della maggioranza e della minoranza parlamentare,
quindi dell'alternativa di governo. Vollero trasformarlo in uno
sforzo unitario, cio di coalizione permanente, legittimata dal
diritto partigiano e dalla forza sindacale. [...].
Dopo la famosa conferenza per il piano Marshall al quale la Russia
e i satelliti rifiutano di associarsi e dopo la fallita conferenza
di Parigi, l'atteggiamento  [del partito comunista] in politica
estera divenne sempre pi contrastante: si ebbe una azione contro
il piano Marshall, si ebbero continue accuse di servilismo
americano, di tradimento degli interessi del paese. [...].
Poi venne il Patto atlantico. Nelle camere si  fatta una
discussione preventiva, quale non  avvenuta forse in nessun altro
paese. Fui io allora che volli saggiare fino in fondo la volont
del parlamento, perch il filone democratico mi ha sempre portato
a seguire questo metodo anche se costa fatica, anche se comporta
dei rischi. La maggioranza accolse il Patto atlantico, autorizz
il governo a firmare. E' qui inutile andare a ragionare sopra le
diverse argomentazioni: chi lo ha fatto con entusiasmo, chi per
necessit, chi perch credette bene farlo, e tutti, come il
governo, con la convinzione che il Patto atlantico sia un patto di
difesa per la ricostruzione europea e mondiale, non un patto che
porti a nuovi conflitti. Allora si inizi una serie di campagne
violente. Avemmo il tentato sabotaggio nei porti, poi la serie di
campagne per la pace in cui siamo descritti come servi degli
americani, non solo, ma fautori della guerra.
Abbiamo pazientato, abbiamo organizzato le forze dello stato,
abbiamo lasciato gridare. Non dite che non avete avuto la libert
in Italia; ci sono molti che dicono che ne avete avuta troppa.
